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PIEDILUCO NELLA STORIA |
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Piediluco è il solo
centro abitato ad affacciarsi sul lago. Si tratta di un piccolo borgo di
origine medievale, tuttavia ciò non significa che la zona sia stata
disabitata nelle epoche precedenti. Scavi archeologici hanno infatti
dimostrato, attraverso il ritrovamento di numerosi reperti, la presenza di
insediamenti collocabili nella tarda età del Bronzo, abbandonati, però,
all’inizio dell’età del Ferro, parallelamente al sorgere del nucleo
proto-urbano di Terni. Solo ipotesi, invece, per ciò che riguarda
l’epoca pre-romana e romana, anche se è sicuro che l’area, prima di
essere conquistata dai romani intorno alla metà del III secolo a.C., sia
stata abitata dai Sabini.
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Tuttavia il periodo della
signoria Brancaleoni si caratterizzò anche per i continui scontri tra
guelfi e ghibellini: a più riprese, tanto la Rocca, quanto il borgo,
furono oggetto delle contrapposte volontà di dominio di reatini,
spoletini, folignati e perugini. Addirittura nel 1330 le città guelfe di
Rieti e Spoleto si accordarono per distruggere il castello, considerato
una delle roccaforti ghibelline dell’Umbria meridionale. La distruzione,
tuttavia, non ebbe luogo, anche grazie all’intervento di papa Benedetto
XII; anzi, quando nel 1353 il cardinale Egidio Albornoz scese in Italia
per ripristinare l’autorità pontificia in Umbria e nelle Marche, al
castello di Luco, insieme alle rocche di Narni, Orvieto, Spoleto e Assisi,
furono assegnate importanti funzioni di controllo e di difesa
territoriale. Per l’esattezza, fu Blasco Dopo
un trentennio in cui si alternarono diversi signori, a partire dal 1393,
il territorio di Piediluco fu retto dalla famiglia Trinci, che lo conservò
sino al 1439. Ai Trinci si deve, in particolare, la redazione, nel 1417,
di un nuovo statuto (noto come “Statuta Castri Pedisluci”), parte
fondamentale di un disegno politico che intendeva assicurare loro, già
signori di Foligno, un potere il più possibile autonomo dal controllo
pontificio. Con questo riordino amministrativo si completava il processo di mutamento dell’insediamento un tempo noto come Castello di Luco, ed allora conosciuto come Castello di Piediluco. La struttura era, infatti, ormai stabilmente definita nel modo in cui, ancora oggi, nonostante le moderne trasformazioni, possiamo osservarla: in alto, il nucleo difensivo costituito dalla Rocca, luogo di residenza del castellano; in basso, il nucleo abitativo, luogo di attività pubbliche, sociali ed economiche; tra i due livelli un sistema di cortine murarie. Cessato il dominio dei Trinci, per volontà di Eugenio IV, il territorio di Piediluco passò sotto il controllo diretto della Santa Sede. Quindi, nel 1453 la signoria del luogo fu concessa da papa Nicolò V al reatino Matteo Poiani, come ricompensa per i servigi svolti in qualità di capitano di ventura. L'assenza di un erede maschio ne determinò, nel 1578, il trasferimento al nobile amerino Giovanni Farrattini che sposò Plautilla Poiani. I nuovi proprietari lo tennero sino alla fine del XVII secolo. Tra il Settecento e
l’Ottocento Piediluco appartenne ai baroni Ancajani, quindi ai conti
Pianciani di Spoleto e, infine, ai baroni Franchetti. A loro, in
particolare ad Eugenio, si deve la costruzione di Villalago, residenza in
stile neoclassico, immersa nel verde.
Dal 1927, in seguito alla costituzione della Provincia di Terni, il Comune di Piediluco ha perso la propria autonomia, diventando parte di quello di Terni.
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Il termine ‘Grand Tour’ venne coniato nel 1670 da
Richard Lassels, autore di Voyage of
Italy, or a
complete journey through Italy; divenne poi di uso corrente nel XVIII
secolo allorché fra gli uomini di cultura dell’Europa
centro-settentrionale si diffuse la moda di compiere il ‘viaggio in
Italia’ sulle tracce dello splendore della storia e dell’arte
classica. “Italia solatìa”, culla di Civiltà… indicibile era la
fascinazione che i paesaggi della Penisola, disseminati di
vestigia millenarie, esercitavano sull’animo di artisti e intellettuali.
La moda seguitò fino agli albori del '900, accordandosi con l'evolversi
della sensibilità culturale, dal neo-classicismo al romanticismo al
decadentismo, dal gusto per il pittoresco al gusto per il 'sublime'.
Tra i viaggiatori del Grand Tour ricordiamo Byron, de Montaigne, Goethe, Gregorovius, Addison, H.C.Andersen, H. Hesse, J.G. Seume, R.Woss, R.Wagner, S. Freud… In particolare tra i pittori non si possono dimenticare le suggestive vedute di Corot, van Wittel, Ducros e del Turner.
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